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L’acchianata al pizzo di San Calogero di Santo Stefano Quisquina: tra fede e tradizione

L’acchianata al pizzo di San Calogero di Santo Stefano Quisquina: tra fede e tradizione

Ciò che contraddistingue l’entroterra siciliano, e in particolare i Monti Sicani, è la presenza di luoghi suggestivi e unici nella loro semplicità. La chiesetta dedicata a San Calogero che veglia silente su Santo Stefano Quisquina è proprio uno di questi luoghi.

A 967 metri sul livello del mare sul pizzo del monte Finocchiara, da dove è possibile ammirare l’intera valle del Magazzolo, la chiesetta dedicata al santo è raggiungibile da una stradella all’interno del bosco percorsa da tempo immemore dai fedeli. Costruita intorno al Cinquecento e restaurata negli anni Novanta, essa presenta al suo interno un busto bronzeo e un altare in marmo con un bassorilievo, realizzati dallo scultore Lorenzo Reina, e due tele raffiguranti la vita del santo realizzate dal pittore Francesco Sarullo.

Santo Stefano visto dal Pizzo di San Calogero – Foto di Valentina Pizzuto Antinoro

San Calogero di Sicilia, conosciuto anche come il Santo nero, fu un monaco eremita e taumaturgo che visse intorno al IV e il VI secolo. Sbarcò in Sicilia, insieme ai martiri San Gregorio e San Demetrio, per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani nella sua terra natia (Calcedonia, nell’attuale stato della Turchia). Sbarcato a Libelio (antica città di origine punica sotto l’attuale Marsala) e scampato al martirio dove persero la vita i suoi compagni di viaggio, Calogero di Sicilia dedicò la sua vita alla cura degli ammalati e alla diffusione del proprio credo vagabondando per tutta l’isola. Morì sul monte Kronio (Sciacca) dove visse da eremita.

Essendo stato un pellegrino il culto di San Calogero è diffuso in tutta l’isola e i luoghi di culto a lui dedicati sono numerosi.

Il pizzo di San Calogero di Santo Stefano Quisquina è sempre stato un luogo di culto e pellegrinaggio dei devoti di uno dei santi più amati dalla Sicilia. I numerosi fedeli, stefanesi e non, hanno sempre percorso la stradella del bosco che porta al pizzo per rendere omaggio al santo; si narra che vicino alla chiesetta vi era un ovile nel quale i pellegrini, dopo la ripida salita che porta al pizzo si fermavano per rifocillarsi con ciò che il pastore poteva offrirgli: pane, patate bollite, uova e ricotta.

Foto di Alessandro Martorana

La festa ufficiale di San Calogero si svolge ogni anno il 17 e il 18 giugno. Come da tradizione la sera del 17 giugno, alla conclusione dei Vespri nella chiesa Madre, il Santo viene portato in pellegrinaggio fino al pizzo, passando dal bosco. L’acchianata al pizzo non è soltanto un momento religioso, ma una tradizione molto sentita dagli stefanesi.

Particolare è il momento di raccolta all’uscita del paese, precisamente nella zona conosciuta come Al capo: proprio nel punto in cui inizia il sentiero che porta al pizzo, al termine di una preghiera, i fedeli iniziano a correre lungo la salita portando sulle spalle il santo accompagnati dalla banda del paese che intona la marcia dei bersaglieri.

All’arrivo, intorno alle 22:30, viene offerto ai pellegrini il pane benedetto e, proprio come avveniva un tempo, patate bollite, uova sode e ricotta.

Il mattino seguente, i fedeli si ritrovano nuovamente sul pizzo per partecipare alla messa e per ripercorrere il pellegrinaggio al contrario, accompagnando il santo dal pizzo alla chiesa Madre, da dove partirà la processione per le vie del paese.

Ringrazio Alessandro Martorana e Valerio Rabante per le foto.

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